Molte persone hanno difficoltà sessuali di cui non hanno mai avuto il coraggio di parlare con nessuno, problemi, dubbi, paure tenute in gran segreto, spesso per mesi o addirittura anni.

DIALOGHI CON EROS

Quando si smette di fare l’amore

 

 

 

La domanda che rivolgo più spesso, da molti anni, con profondo e vivo interesse è:

 

come va la vostra vita sessuale?

 

Ci sono coppie che scelgono di arrivare “vergini” al matrimonio e poi si trovano impreparate di fronte all’intimità. Ci sono coppie che dopo i primi anni di sana attività sessuale, ad un certo punto, smettono di cercarsi. Ci sono coppie che davvero vivono, ormai, solo una relazione amicale e affettiva in cui sublimano l’erotismo in interessi o impegni comuni e altre situazioni invece in cui la passione viene dirottata su esperienze al di fuori della coppia con il tradimento o anche con la frequentazione assidua di siti dov’è possibile accedere all’erotismo, vivendo una sessualità segreta e individuale, ormai distante dalla coppia.

 

Mi rivolgo a tutte quelle coppie che hanno smesso di fare l’amore, baciarsi, toccarsi, emozionarsi ad un certo punto del loro percorso. E’ come se avessero smesso di mangiare o di dormire eppure non ne riconoscono la gravità.

 

Sono sempre più diffuse le coppie con i sensi in letargo. Queste coppie arrivano all’astinenza sessuale volontaria o forzata (camuffata cioè da un sintomo che impedisce il rapporto) e si definiscono bianche. Io le definirei rassegnate, una suddita rassegnazione alla monotonia. Secondo il centro studi dell’Associazione Matrimonialisti Italiani (2013) il 30% delle coppie sposate da 15 anni ha una attività sessuale inesistente o sporadica (il 20% dei matrimoni finisce per questo). Nel 70% dei casi a rifiutare il sesso è l’uomo o per la noia della routine o per patologie (solo 20% dei casi).

 

Eppure, secondo la carta dei Diritti Sessuali (1997-1999), “la sessualità è parte integrante della personalità di ogni essere umano. Il suo pieno sviluppo dipende dalle soddisfazioni dei bisogni umani basilari come il desiderio di contatto, intimità, espressione emozionale, piacere, tenerezza e amore.
Il piacere sessuale, incluso l'autoerotismo, è fonte di benessere fisico, psicologico, intellettuale e spirituale.”

 

Tra le sue molteplici funzioni la sessualità può essere anche un inconsapevole modo per colmare insicurezze personali come angoscia, solitudine, fame d’amore.

 

Può servire a scaricare tensione, confermare la propria identità o il proprio potere.

 

Può ridurre l’aggressività o combattere la passività del partner. Può essere finalizzata all’ottenere attenzione o vantaggi oggettuali (sesso strumentale).

 

Un buon ciclo di risposta sessuale fino ad un pieno soddisfacimento produce nell’individuo molecole del benessere come le endorfine che hanno una funzione di antidolorifico.

 

Dedicare tempo al piacere fa rilasciare Dopamina e Serotonina, veri e proprio tonificanti dell’umore.

 

Rinforza il sistema immunitario aumentando il livello di anticorpi del 30% in più rispetto a chi conduce astinenza sessuale. Riducendo lo stress migliora le attività cognitive ed emotive, e soprattutto mantiene un legame che incrementa l’intimità e la complicità in una relazione.

 

Mi rivolgo dunque alle coppie che mentre erano indaffarate a realizzare un progetto o un “dovere” sociale di matrimonio e famiglia, hanno dimenticato la coppia e la sua intimità sessuale, il gioco, il piacere, rinunciando a tutti i benefici psicosomatici che scaturiscono dall’incontro vibrante con la pelle dell’altro.

 

Sempre più spesso, dopo aver assolto il Compito Riproduttivo della sessualità, le coppie abbandonano l’aspetto Ludico e Relazionale così prezioso. Si intristiscono e cominciano ad annoiarsi e ad allontanarsi fino al “congelamento” sessuale. Evitano i rapporti per difendersi dalla crisi stessa e si cominciano a presentare sintomi sessuologici come il deficit erettile, l’eiaculazione precoce nell’uomo o il dolore durante il coito (dispareunia) e l’anorgasmia nella donna, fino all’assenza di desiderio in entrambi. Il sintomo giustifica l’astinenza e la crisi avanza in un circolo vizioso.

 

Se queste coppie dicono di stare bene in questa relazione, stanno mentendo a loro stessi. Tale dissolversi della sfera del piacere produce una caduta psicofisiologica a catena. Questo percorso di impoverimento del piacere fino alla astinenza “forzata”, e ancora ufficiosa, inizia lentamente, dopo pochi anni di convivenza, senza un reale motivo o forse si. Nel trascorrere del tempo si perde il Nuovo da scoprire che è il motore principale del desiderio.

 

Mi chiedo come sia possibile vivere in una relazione senza sesso e pensare che sia sano, senza l’Eros che spinge ogni forma di conoscenza.

 

Non è sano ma è diffuso perché affrontare l’argomento sesso è un Tabù.

 

Si nasconde il disagio perché non si sa con chi parlarne oppure perché il Tabù è più forte del malessere.

 

L’Eros ingabbiato si presenterà sotto altre forme e somatizzazioni.

 

E’ noto che l’astinenza sessuale potrebbe generare delle forme di nevrosi, tic nervosi, attacchi di panico, fobie, disfunzioni sessuali, depressioni, tutte punte di un iceberg più profondo; un reale seppur “incomprensibile” malessere fisico, psicologico, intellettuale e spirituale ed un generale senso di “impotenza” che investe l’identità e l’autostima.

 

In una interessante indagine del 2015 sul NewYork Times, S. Stephens Davidowitz racconta che su Google (specchio sociale) la frase più frequente inserita nel motore di ricerca di quel mese fu “matrimonio senza sesso”, tre volte e mezzo più di "matrimonio infelice" e otto volte più comune di "matrimonio senza amore". Le lamentele riguardano 16 volte di più un partner che non vuole fare sesso piuttosto che una mancanza di dialogo.

 

L’indagine esprime un bisogno. Significa che non è vero che si può fare a meno di pensare al piacere sessuale e l’astinenza crea una frustrazione che spegne il rapporto.

 

Il fuoco non arde più e la coppia entra nella crisi vissuta passivamente.

 

Come detto, all’Eros non si sfugge, è un pensiero presente. Gli uomini pensano al sesso circa 18 volte al giorno. Le donne sviluppano 10 pensieri erotici. La produzione di pensieri a sfondo sessuale non ha a che fare con l’essere uomo o donna ma con la propria autostima sessuale.

 

Più ci si sente a proprio agio con l’erotismo più si è liberi di formulare un immaginario erotico appagante e il desiderio di realizzarlo, più ci si sente desiderati più si desidera, più si vive l’esperienza del piacere più registriamo il ricordo e ne reiteriamo il desiderio che ne seguirà.

 

 

 

E la vostra vita sessuale come va?

 

Se riconoscete che esiste un problema sessuale di coppia, ed un problema sessuale è sempre di coppia seppur a manifestarlo è solo uno dei partner, dovreste desiderare di uscire da una situazione di congelamento sessuale. Potreste invertire il pensiero e rendere la crisi utile per innescare un cambiamento.

 

Se affrontate con lucidità il problema, potreste cominciare con il ritagliarvi dei momenti insieme stando in contatto. Provate a godere del corpo e delle tenerezze spingendovi progressivamente un po’ più avanti con dei giochi nuovi, condividendoli sempre nel rispetto di sé e dell’altro.

 

Cercate di capire il perché delle paure e delle resistenze parlandone con il partner e magari con un esperto per comprendere se il problema sia dettato da cause di natura medica e/o psicologica.

 

Osate! Ricorrete a giochi erotici, ri-conoscetevi, divertitevi, sorprendete l’altro con un regalo inaspettato senza aver paura di essere giudicati, raccontatevi per rimettervi in gioco riappropriandovi di una dimensione di intimità che sembrava perduta, ricominciate a scrivere la vostra Biografia Sessuale.

 

Una sana e piacevole intimità, insieme ad un buon dialogo, è semplicemente una fonte positiva di benessere e un collante complice della relazione.

 

 

 

Dr.ssa Cristiana Barbara Bonaffini

 

 

 

 

I misteriosi luoghi del piacere

 

 

 

Sono tutti veri gli orgasmi che urlano le donne?

 

Se sono veri per alcune, sfortunatamente non lo sono per tutte.

 

Il culmine del piacere sessuale femminile è un’entità quasi chimerica, impossibile da spiegare, per questo gli uomini cercano “rassicurazioni”, per la loro virilità e per non generare ansia, e chiedono spesso: “Ti è piaciuto?”.

 

Dunque le donne, a volte, fingono l’orgasmo durante il coito?

 

Il 52 per cento si.

 

Delle fortunate, invece, solo una percentuale compresa tra il 15 e il 35% delle donne raggiungono l’orgasmo durante il rapporto sessuale senza alcuna stimolazione clitoridea di accompagnamento.

 

Le donne funzionano in modo più complicato degli uomini anche nell’Eros, gli orgasmi femminili sono sfuggenti, difficili da comprendere. Chiedete ad alcune donne di disegnarvi una vagina e dintorni, in maniera anatomicamente corretta, e scoprirete quante poche di loro sapranno rappresentarla adeguatamente. Non c’è in realtà da stupirsi. Non c’è educazione sessuale, tra donne si parla poco e poco volentieri di vagina, e anche se quasi tutte si masturbano, purtroppo pochissime lo ammettono, peccato perché le donne che hanno maggiore confidenza con il loro corpo raggiungono più facilmente il piacere diventando una risorsa per sé e per gli altri. Tacere sulla sessualità perpetua i Tabù culturali che ostacolano le conoscenze sul piacere sessuale femminile. La società è educazione, convenzione, controllo. L'orgasmo è esattamente l'opposto dovendo acconsentire ad arrendersi, mollare la presa per entrare nella vertigine.

 

Il raggiungimento dell’orgasmo femminile sembra, dunque, essere frenato da poca conoscenza, dalla difficoltà nel saper chiedere cosa si desidera, da condizionamenti e stereotipi e soprattutto da una sessualità di coppia ancora troppo “Fallocentrata”?

 

Il termine orgasmo deriva dal greco ὀργασμός, derivato di ὀργάω, "essere pieno d'ardore, di voglia ardente”.

 

Una delle cause di queste difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo dipende probabilmente dal fatto che le tecniche di coito, predilette dall’uomo, non sono sempre quelle che principalmente favoriscono il piacere femminile proprio perché trascurano la centralità del Clitoride.

 

Se è davvero così importante per l’uomo sapere “se le è piaciuto e quanto le è piaciuto”, serve una buona informazione, libera da condizionamenti maschilisti e da Tabù. Serve spiegare agli uomini che le donne vogliono dialoghi profondi che stimolino il loro immaginario prezioso per innescare il piacere, vogliono carezze attente più che Performance, serve sapere che la penetrazione viene dopo. Gli uomini dovrebbero sapere che se loro impiegano mediamente tra i 2 e i 10 minuti per raggiungere l’acme, la donna ne impiegherà 20. Abbandonate l’idea romantica dell’orgasmo simultaneo. Riconoscetevi diversi, in tutto, dedicandovi tempi diversi per goderne due volte, del proprio e dell’altrui piacere.

 

Oggi, tra i siti di stampo scientifico, esiste in rete Omgyes (Oh My God Yes, non serve traduzione). Un progetto di studio interessantissimo, in collaborazione con il Kinsey Institute, che vuole contrastare le scorrette informazioni del mondo pornografico, indaga in modo scientifico le vere tecniche utilizzate da un campione di 2000 donne tra i 18 e i 95 anni per raggiungere l’orgasmo, fornendo “ingredienti” resi pubblici per istruire le donne. Una sorta di documento educativo online, molto esplicito ma mai volgare, che potrebbe accompagnare le donne ed il loro partner nel percorso di conoscenza verso i misteriosi luoghi del piacere.

 

www.omgyes.com

 

 

 

Cristiana Bonaffini

 

 

 

Pornografia al Femminile

 

 

 

Un’altra domanda che mi viene rivolta spesso è: “E’ giusto o sbagliato pensare o desiderare certe cose?”

 

Nel rispetto di sé e dell’altro, nella sessualità, tutto è giusto e la storia di ognuno di noi detta le regole della propria morale sessuale.

 

 

 

Nasciamo all’interno di un contesto sociale che ci fornisce repertori culturali e sessuali, «Copioni» che impariamo a utilizzare per dirci “sessuali”, per definire gli altri come sessuali, per comprendere quando facciamo o ci accade qualcosa di sessuale, per poter sentire in modo sessuale. Non diventiamo sessuali tutto insieme né una volta per tutte. Piuttosto, ci ritroviamo all’interno di un processo di ricerca in divenire.

 

 

 

Nel 2016 Pornhub ha avuto 23 miliardi di visitatori, 64 milioni al giorno, in media. 

 

Il 26% sono donne.

 

In media le donne addirittura trascorrono più tempo per ogni visita:

 

8 minuti e 46 secondi le donne, 8 e 27 gli uomini.

 

 

 

La nostra società attribuisce al porno tutti i suoi mali.

 

La pornografia, da πόρνη (pòrne) = prostituta + γραφή, (graphè) = disegno, scritto, documento, ha un numero infinito di sottogeneri con cui si vuole esplorare tutte le forme del corpo e tutti i tipi di sessualità. Molti adolescenti costruiscono il loro desiderio attraverso la pornografia, così facendo, però, creano un immaginario distorto e finiscono per trovare normale anche il voler riprodurre queste dinamiche irrealistiche nelle proprie vite, producendo, invece più spesso, disfunzioni sessuali.

 

 

 

Se si provasse, invece, ad allargare l’immagine della pornografia rendendola educativa e stimolante, essa avrebbe svolto il suo unico compito sociale. Etico.

 

 

 

Esiste un intero filone di pellicole a luci rosse pensato per un pubblico raffinato, prodotto da donne.

 

La post-pornografia.

 

                                                                                                                                            

 

E’ un prodotto Soft, in contrasto con il mercato mainstream, e vuole educare il fruitore ad una sessualità realistica e inclusiva, in cui il rispetto di sé e degli altri, anche da un punto di vista emotivo, occupi un ruolo centrale.

 

 

 

Che caratteristiche ha il porno in Rosa?

 

Innanzitutto i film seguono una trama, benché sempre mirata all’Eros, e i dialoghi sono più elaborati. 
Le sceneggiature sono verosimili e realistiche, danno spazio all’umorismo, alle emozioni e alla sensualità. Le attrici sono belle ma poco o niente siliconate, gli uomini gradevoli.

Le protagoniste non sono lolite da sedurre e non sono oggetti nelle mani del partner. Quindi: niente trame maschiliste, in cui le inquadrature si orientano sempre su posizioni di dominanza. Sono banditi i dettagli anatomici e le zoomate grottesche. Il tutto girato in ambienti decenti, arredati con gusto e illuminati da luci soft; squallore e fari da sala operatoria sono banditi e l
a regia cambia i tempi che i partners si dedicano.

 

Attraverso la visione dei film lo spettatore si proietta e identifica con le aspirazioni e con i sentimenti dei protagonisti e la vicenda cinematografica realizza il suo compito, la sua influenza sulla psiche e sulla società.

 

 

 

More

https://www.pornhub.com/insights/2016-year-in-review

 

www.erikalust.com

 

 

Cristiana Bonaffini

 

Disfunzione erettile
La disfunzione erettile è definita come la l'incapacità a raggiungere e/o mantenere un'erezione sufficiente che consenta un'attività sessuale soddisfacente. La difficoltà si manifesta in maniera variabile non solo da individuo a individuo, ma in momenti diversi nella stessa persona. L'erezione può essere completa o quasi e scomparire prima del rapporto, oppure diventare tanto debole da permettere l'introduzione del pene in vagina solo con l'aiuto delle mani, qualche volta può durare più a lungo e scomparire durante i movimenti coitali prima che la persona raggiunga l'orgasmo; per altri uomini, invece, il pene rimane semirigido per tutto il tempo dei preliminari, così che la penetrazione non può nemmeno essere tentata.

La disfunzione erettile può essere presente fin dal primo tentativo di rapporto sessuale completo, più frequentemente si manifesta in seguito ad uno stress o come risposta ad una crisi dopo un periodo di soddisfazione sessuale. Si parla di inoltre di disturbo situazionale o generalizzata a seconda se è sempre presente nell'attività sessuale dell'uomo o soltanto in determinate situazioni, attività o partner. Può infine essere di natura prevalentemente psicologica, organica o mista quando sono presenti elementi di entrambi gli ambiti.


La disfunzione erettile psicogena definisce le situazioni nelle quali uno o più aspetti della risposta sessuale sono compromessi per l'interferire di componenti psicologiche, intrapersonali o relazionali. Tra queste componenti possiamo ritrovare: stati depressivi e/ ansiosi permanenti o episodici, insicurezza sessuale con timore di fallire, situazioni di stress, discordia coniugale, rotture affettive, conflittualità profonde e recenti legate alla nascita di un figlio o ad un lutto, l'idea di dover soddisfare l'altro più che se stessi e molti altri elementi di disagio psicologico.

Una corretta diagnosi deve prevedere sia una accurata anamnesi psicosessuologica che esami medici obiettivi ed eventuali accertamenti di laboratorio. L'anamnesi psicosessuologica deve mirare a comprendere la presenza di cause psicologiche e/o relazionali. Gli esami obiettivi a stabilire se all'emergere ed al mantenimento della disfunzione erettile abbiano concorso cause organiche quali malattie sistemiche, cardiovascolari, neurologiche, endocrine, iatrogene o legate all'uso di sostanze stupefacenti.

Fonti:
Foresta C., Scandellari C. (a cura di). La disfunzione sessuale: sintomo o malattia? Cleup Editrice - Padova, 2002.
Muller E. E., Rigamonti A. E. (a cura di). La Funzione sessuale. Aspetti biologici, psicologici e clinici. Pythagora Press. 2001.
Ribelli G. Sessuologia Clinica, Masson, 1997.




Eiaculazione precoce
L 'eiaculazione precoce è la persistente o ricorrente eiaculazione prima che la persona lo desideri e rappresenta una delle disfunzioni sessuali più comuni. La persona è incapace di esercitare un controllo volontario sul suo riflesso eiaculatorio, con il risultato che una volta che è eccitato sessualmente, raggiunge molto rapidamente l’orgasmo. Ciò avviene soventemente con una assenza o diminuzione  della percezione delle sensazioni erotiche al momento del culmine dell’eccitamento sessuale.

E’ possibile distinguere tra eiaculazione precoce primaria quando il disturbo si presenta fin dalle prime esperienze sessuali con un’altra persona, eiaculazione precoce secondaria quando questa si verifica dopo un periodo di normalità sessuale.
Molteplici le cause associate a questa disfunzione. Tra le cause di tipo organico si possono ritrovare patologie urologiche, neurologiche e iatrogene (da assunzione di farmaci).

Tuttavia, se pure accurati esami urologici e neurologici sono sempre indicati, nella maggioranza dei casi vi è un causa di tipo psicologico all’eiaculazione precoce. Tra queste: l’ansia di prestazione, i conflitti di coppia, la paura del rifiuto, l’inesperienza e l’insicurezza sessuale, le difficoltà relazionali o l’eccessiva focalizzazione sul soddisfacimento del piacere della partner a discapito del proprio.

Fonti:
RifelliG. Sessuologia Clinica, Masson, 1997
Kaplan H. S. Nuove Terapie Sessuali, Bonpiani, 1976
Simonelli C. (a cura di). Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali, FrancoAngeli, 1997

 
Eiaculazione ritardata
L'eiaculazione ritardata consiste nell'incapacità della persona ad abbandonarsi al riflesso liberatorio dell'orgasmo. Esistono variazioni del quadro clinico per cui esistono casi in cui non è mai stato possibile raggiungere l'orgasmo magari anche in presenza di polluzioni notturne accanto ad altri la cui incapacità si manifesta solo al momento di eiaculare in vagina.

La maggior parte dei pazienti presenta un comportamento che è compreso tra questi due estremi: sono capaci di rispondere adeguatamente all'autostimolazione in privato ma diventano completamente inibiti di fronte ad una donna. Questa disfunzione sessuale riconosce la sua comparsa nel forte disagio che il paziente può avere verso il sesso, le donne e le relazioni intime, oppure è provocata da un problema di desiderio o da azioni traumatiche lontane nel tempo.

Può dipendere da cause organiche (malattie neurologiche, neuropatia diabetica, utilizzo di farmaci) ma spesso è di origine psicologica ed ha a che fare con la difficoltà a lasciarsi andare, ad abbandonarsi all’esperienza sessuale, al timore di perdere - con l’uscita dello sperma - una parte di sé, di provare dolore con la fuoriuscita del liquido seminale o di perdere il controllo della situazione di piacere.

Fonti:
Ribelli G. Sessuologia Clinica, Masson, 1997.
Kaplan H. S. Nuove Terapie Sessuali, Bonpiani, 1976

 
Anorgasmia
Con il termine anorgasmia si indica l'impossibilità di raggiungere l'orgasmo. Essa si presenta in varie forme: alcune donne non sono mai riuscite a provare un orgasmo con nessun tipo di stimolazione, per altre la difficoltà compare solo al momento del rapporto sessuale. Per alcune la difficoltà è transitoria e varia la sua incidenza a seconda dei periodi, mentre per altre rimane stabile nel tempo. E'interessante notare che alcune donne sono fortemente disturbate dall'anorgasmia, altre si dicono comunque soddisfatte dall'intimità e dal piacere che ricavano dalla loro sessualità. Alcune donne, pur rimanendo anorgasmiche, sperimentano piacevoli esperienze erotiche, altre perdono completamente ogni interesse.

Per completezza di esposizione si deve menzionare che esistono donne incapaci di avere orgasmi con uno specifico tipo di stimolazione (orale o manuale) o in una determinata posizione. Queste donne, però, non si vedono disfunzionali, non desiderano alcuna terapia e, se interrogate, parlano solo di una variabilità che non altera il loro sensori gratificazione.

L'anorgasmia, che si presenta con un quadro così vario, riconosce molti fattori causali capaci di influenzare più o meno profondamente i meccanismi della sessualità di donne diverse. Se la disfunzione orgasmica compare saltuariamente si potrebbe ipotizzare che la paziente abbia una bassa soglia di resistenza allo stress (emotivo, relazionale, sociale) e che la risposta di adattamento preferenziale colpisce la sessualità invece, per esempio, del ritmo veglia-sonno o la capacità di presentazione.

Quando il blocco avviene in un momento specifico e si mantiene costante per un certo periodo di tempo si potrebbe supporre un problema di coppia. Se la paziente ha una storia di anorgasmia protratta negli anni che non cambia con l'evolversi del processo maturativi individuale e relazionale, si potrebbe supporre di essere di fronte ad un disagio che trova le sue radici in eventi o messaggi traumatici occorsi durante l'adolescenza.

Fonti:
G. Rifelli. Sessuologia Clinica, Masson, 1997.

 
Vaginismo
Il vaginismo è caratterizzato da una contrazione involontaria dei muscoli del terzo esterno della vagina che si presenta ogniqualvolta si tenti di introdurre un corpo estraneo: il pene,il tampone, il dito, anche il proprio.

Il vaginismo è una reazione globale di paura; la penetrazione sembra ridursi ai suoi soli significati aggressivi e violenti, la donna è consapevole del pericolo fantasticato e a differenza della dispareunia non attende il segnale del dolore per difendersi, si trasforma fin dall’inizio in una fortezza.

Esistono gradi diversi di vaginismo per cui in alcuni casi è permessa la penetrazione di breve durata di un oggetto di piccolo calibro, mentre in altri ciò non tollerabile; comunque, l'ingresso del pene non è mai possibile. La disfunzione si presenta al primo tentativo di penetrazione e si ripete a quelli successivi provocando disagio nella coppia.

Fonti:
G. Rifelli. Sessuologia Clinica, Masson, 1997
Rifelli G., Moro P., Sessuologia clinica. Impotenza sessuale maschile, femminile e di coppia, Ed. Cleup, 1990.

 
Dispareunia
La dispareunia è un ricorrente o persistente dolore ai genitali in associazione con il rapporto sessuale, sia nell'uomo che nella donna.

Le donne riferiscono questo dolore come superficiale se avviene al momento della penetrazione, profondo se è contemporaneo ai movimenti coitali, o più generalizzato quando interessa tutte le pelvi; negli uomini colpisce l'asta del pene e lo scroto. Nei due generi l'intensità con cui si presenta può variare da un fastidio moderato a un dolore acuto.

Quando è di origine psicogena le cause possono essere ricercate in un disagio verso la sessualità e verso la relazione di coppia che si presentano in periodi di particolare stress psichico.

Fonti:
G. Rifelli. Sessuologia Clinica, Masson, 1997.

 

 
Dipendenza sessuale
Possiamo definire la dipendenza sessuale come una relazione distorta con il sesso attraverso la quale la persona ricerca il piacere, dà senso alla vita, allevia lo stress, fugge dai sentimenti negativi o dolorosi, dalle relazioni intime che non è capace di gestire.

Questa relazione diviene il bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto viene sacrificato, comprese le persone che vengono considerate solamente come oggetti da usare. I dipendenti sessuali hanno perso il controllo sulla loro capacità di dire no, sulla loro abilità di scegliere. Il loro comportamento sessuale diviene parte di un ciclo di pensieri, sentimenti ed azioni che non sono più in grado di controllare.

Nonostante gli sforzi personali e le continue promesse fatte a se stessi e agli altri, i dipendenti sessuali non riescono a controllare i propri comportamenti, né a gestirne, come vorrebbero, la durata o l'estensione. Nei momenti in cui il desiderio sessuale patologico si manifesta, il dipendente perde il controllo dei propri pensieri e dei propri comportamenti. Nonostante le conseguenze negative che si manifestano nella propria vita, i dipendenti continuano a mettere in atto i comportamenti sessuali dipendenti in modo ripetitivo nel tempo.

Nel valutare la presenza o meno di una dipendenza sessuale è inoltre importante non confonderla con la positiva, piacevole e intensa sessualità, oppure con la semplice alta frequenza di rapporti sessuali. Alcune persone vivono degli eccessi sessuali ma sono in grado di controllarli e dir loro di no. I dipendenti sessuali hanno invece perso il controllo sulla loro capacità di scegliere, divenendo quindi incapaci di gestire il proprio comportamento sessuale.

Fonti:
E. Lambiase. La dipendenza sessuale. Modelli clinici e proposte di intervento terapeutico, Ed. LAS, 2001.

Il sessuologo è il professionista di competenza che aiuta l'individuo o la coppia a ristabilire equilibri persi e a trovare le strategie per risolvere disagi emotivi o conflitti relazionali.